<< Il fascino del match race, sia per chi lo pratica, sia per chi lo segue come spettatore, sta nella semplicità del suo schema – un duello ad armi pari – e al tempo stesso nella complessità delle caratteristiche necessarie per vincere. Insomma, il match race porta all’estremo il concetto di competizione, enfatizzando il valore delle capacità umane dei regatanti. Elemento distintivo di questa disciplina, rispetto alle regate di flotta, è l’aggressività: le barche sono sempre molto vicine e il match si gioca in gran parte sulla capacità di un concorrente di mettere in difficoltà l’avversario; di conseguenza è necessario controllare e regolamentare, nel modo più preciso possibile, le situazioni nelle quali le due barche si vengono a trovare l’una rispetto all’altra. Entra qui in gioco un terzo attore, l’umpire o arbitro, che osserva da vicino lo svolgimento dei match e prende nell’immediato decisioni su eventuali irregolarità e proteste in acqua, riducendo l’annoso problema delle proteste a terra (che normalmente affliggono le regate di flotta). Sia gli arbitri che i regatanti si servono del regolamento, che ricopre nel match race un’importanza peculiare. E’ uno strumento decisionale indispensabile per gli arbitri ed è, nel contempo, uno strumento a disposizione dei regatanti per sconfiggere l’avversario. Tale possibile uso “offensivo” del regolamento da parte dei regatanti descrive una rilevante differenza di questa disciplina rispetto alle regate di flotta, nelle quali il regolamento ha una funzione principalmente “difensiva”, volto soprattutto a evitare che il comportamento di un concorrente rechi danno agli altri. >> (tratto da un articolo di Chiara Cioni per SoloVela)
L’obiettivo di OLA@match è comprendere le «regole del gioco» del match race immedesimandoci – con la guida di docenti di alto livello – nei due ruoli fondamentali, quello di regatante e quello di giudice, con un occhio al miglioramento delle prestazioni della barca e l’altro all’uso corretto ma aggressivo del regolamento di regata con le modifiche previste dall’appendice C.
Il costo del corso include: barche, istruttori e alloggio. Il vitto è organizzato nello stesso modo dei corsi d’altura: all’arrivo vengono formati gli equipaggi ed assegnati gli alloggi con cucina; gli equipaggi acquistano il cibo – la “cambusa” – collettivamente.

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